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La Storia delle schede telefoniche

 

Un particolare ringraziamento a Lucio Virzi per aver messo a disposizione il suo materiale per il seguente articolo.

La prima carta telefonica a disposizione del pubblico è stata prodotta in Italia, dalla società SIDA, nel 1976.
Venne utilizzata presso il centro telefonico a disposizione del pubblico della SIP del Galoppatoio di Villa Borghese, a Roma, ora in disuso.
Conteneva 4 unità da 50 lire (scatti) e, quando era completamente utilizzata veniva trattenuta all’interno dell’apparecchio per essere successivamente distrutta da incaricati della Guardia di Finanza, allo scopo di evitare frodi.

Proprio per abbassare il costo societario di frodi e furti, fin dal 1974-75 in SIP si stava pensando ad un sistema di pagamento che eliminasse l’utilizzo di gettoni e monete.
In quegli anni vennero indagate molte tecnologie per la realizzazione delle carte prepagate, coinvolgendo svariati attori; URMET, IPM, Landys&Gyr, SGS-Ates ed altri meno noti.

Molto ricercati sono i prototipi di quell’epoca fra cui le rarissime schede a chip, con contatti in oro in posizione assolutamente primordiale, realizzate dalla SGS-Ates e testate presso l’SSGRR de L’Aquila.
Le carte di questo periodo sono tutte rarissime, prototipi e non.
In particolare, la prima carta, chiamata “zero”, ha un valore collezionistico in tutto il mondo, come prima emissione, e raramente viene valutata meno di 1000 Euro.

Attenzione ai falsi! E’ molto facile falsificare questa carta, per questo è necessario valutare bene il venditore, in caso se ne voglia acquistare una.
Più rari i falsi nella sezione prototipi, anche per la ridotta richiesta degli stessi.
Tutte le carte prodotte in questo periodo, ad eccezione di alcuni prototipi sono prodotte dalla ditta PIKAPPA di Masate.

Sida – Primo periodo

Dopo il periodo iniziale di sperimentazione, durato 10 mesi, ed ulteriori prove di materiale (DATATRAK), vennero finalmente prodotte delle carte, sempre SIDA, con larga diffusione, nel 1977.

I valori disponibili erano: 2000, 5000 e 9000 Lire.

Inizialmente, veniva indicata la data di produzione come per i gettoni telefonici, AA/MM, ad esempio, 7709.
Le prime carte erano costituite da pvc leggermente metallizzato e stampato su entrambi i lati.
Venne introdotta su queste carte (e preventivamente su dei prototipi per vari test) la bandella tipica delle carte Italiane, e che permette di distinguere una carta nuova da una usata.
Per questi primi lotti sono note delle varianti nella “trezzatura”, ossia nella forma e tipologia del taglio della bandella.

Alcuni lotti di questa serie sono piuttosto diffusi, ultimamente, ed è possibile accaparrarsi alcuni esemplari, soprattutto della data 7903 nuovi, carichi e regolarmente magnetizzati a prezzi inferiori a quelli riportati nei più quotati cataloghi.
Probabilmente si tratta di residui di vendita che sono stati reinviati alla SIP al termine di un periodo di validità, anche se in quel periodo non era ancora stata introdotta una data di scadenza del credito.

Sida – Secondo periodo

La scelta tecnica viene consolidata e, a partire dal 1982 vengono prodotte carte verticali con una grafica leggermente diversa e con tirature sempre più elevate.
Il blu ed il giallo vengono invertiti, i caratteri e le descrizioni cambiano, i valori pure; ora sono disponibili i tre tagli: 3000, 6000 e 9000 Lire.

Esistono delle varianti che si riferiscono al lotto di distribuzione (compreso in un codice numerico, OCR, sul retro della carta), e che variano per il font utilizzato per il numero di serie matricolare (il numero che indica la posizione della carta nel foglio in cui veniva stampata, riportato sul fronte) e per la zona di distribuzione.
Le zone di distribuzione delle carte erano relative alle vecchie aree in cui era divisa l’Italia prima che la SIP unificasse il servizio telefonico.
Potete trovare ancora questa informazione stampigliata sui vecchi gettoni, ed individuare le varie aree a seconda del nome della ditta sopra riportato: TELVE, STIPEL, TIMO, TETI….. ecc.ecc.
Questa informazione viene inserita nel codice OCR della carta.
Alcune varianti sono più rare di altre, e la catalogazione completa di questa serie di carte è piuttosto complessa.

In queste schede, per la prima volta, viene prodotta una serie differenziata per l’Alto Adige, con commenti e scritte anche in Tedesco.
Questo avviene per le tirature del febbraio 1985 (8502) e dicembre 1985 (8512); queste carte, usate o nuove, comunque con una magnetizzazione regolare, sono molto rare.

Sida – Terzo periodo

La necessità pratica di variare la denominazione societaria (da SIP Società Italiana Per l’esercizio telefonico a SIP Società Italiana per l’esercizio delle telecomunicazioni P.A.) viene sfruttata per un restyling della scheda SIDA.
Il logo diviene meno squadrato, alcune note cambiano, e termina la confusione legata alle variazioni del codice di foglio e delle zone di distribuzione, pur mantenendo la stessa struttura per l’OCR.
Anche in questo caso le carte più ricercate sono quelle prodotte anche in lingua Tedesca per l’Alto Adige, 8605 e 8709.
E’ presente una carta che è considerata NON EMESSA, prodotta per l’AA nell’8806.
E’ normalmente non magnetica, ovviamente; se doveste trovare degli esemplari magnetizzati, sarebbero sicuramente stati magnetizzati abusivamente (e inutilmente).
E’ abbastanza rara anche se, come tutte le non emesse, ha un valore collezionistico diverso, non esseno mai stata messa in circolazione nè magnetizzata regolarmente; è sempre possibile che qualcuno ne trovi qualche pacchetto da 100 in un cassetto che non viene aperto da 20 anni e decida di immetterle sul mercato collezionistico.

Carte Urmet

Nei primi anni ’80, SIP era in cerca di alternative alle carte prodotte dalla SIDA, e cercava di ottenere dei sistemi più sicuri, in quanto anche per le carte telefoniche prepagate era in agguato il fantasma della falsificazione.
Nella fattispecie, anche se non ci sono dati certi, si pensa che le carte SIDA venissero regolarmente rimagnetizzate e poste in vendita sul mercato nero per il riuso telefonico.
Questo perchè l’unità di scatto era costituita da un “token” magnetico, una traccia sulla banda magnetica, molto facile da riprodurre.
La URMET produsse alcuni prototipi nel 1985 ed essi vennero testati sul campo ed anche presso alcune basi NATO (prototipo Nato Blu, rarissimo).
La produzione di questi prototipi fu assegnata inizialmente alla ATEL, e poi venne definitivamente garantita alla Mantegazza ed alla Technicard System.
Dallo stadio prototipale uscirono, come prime carte a disposizione del pubblico, le carte della, cosidetta “serie bianca”.
Prodotte dalla Mantegazza in cartoncino pressato erano disponibili in 5 valori , 3000, 5000, 6000, 10000 e 20000 Lire, e in 3 valori per la versione AA , 6000 e 10000 Lire.

Dal punto di vista collezionistico, i tagli inferiori in lingua Italiana sono i più rari, sia nuovi che usati, perchè poco diffusi. Vista la fragilità del materiale, anche carte lievemente danneggiate o screpolate talvolta costituiscono ottimi pezzi da collezione.
Gli altri tagli è stato relativamente facile, negli anni trascorsi, reperirne alcuni esemplari mai venduti e, quindi messi in circolazione da qualche dipendente SIP.

PER RESTARE IN TEMA “STORIA DELLA SCHEDA TELEFONICA” ED INTEGRARE QUANTO GIA’ DETTO, RIPORTIAMO DI SEGUITO UNO STRALCIO DI ARTICOLO, CON FONTE WIKIPEDIA.ORG:

La prima scheda venne introdotta in Italia nel 1976 dalla SIP – Società Italiana per l’Esercizio Telefonico (l’attuale Telecom Italia) ed era prodotta dalla ditta Pikappa di Milano. L’invenzione si era resa necessaria per far fronte ai furti di gettoni telefonici e monete dagli apparecchi telefonici pubblici e anche perché risultava essere una soluzione più comoda e pratica rispetto agli ingombranti e pesanti gettoni.

La prima scheda era completamente bianca con scritte blu e una banda magnetica che l’attraversava in verticale. Questa tipologia di schede è detta in ambito collezionistico SIDA (dal nome della ditta produttrice SIDA, sita in Montichiari). La postazione pilota era posizionata a Roma a Villa Borghese. La tecnologia non conosce un’immediata e capillare diffusione in quanto sono necessari alcuni anni (e diversi aggiustamenti in corsa) per renderla pienamente affidabile. Tuttavia, il vero boom della telecarta coincide con il restyling dellecabine telefoniche su tutto il territorio italiano, quando alla fine degli anni ottanta spariscono i vecchi apparecchi pubblici che accettavano esclusivamente monete e gettoni per essere sostituiti dai più moderni e compatti apparecchi detti Rotor (dalla forma caratteristica del cestello rotante per le monete) che potevano essere abbinati ad un lettore di schede. Quasi contemporaneamente, cambiano anche le schede: il materiale è ormai stabilmente plastico (indeformabile, leggero, flessibile, impermeabile e, cosa molto importante, non si inceppava nei lettori), e diversa è la banda magnetica, non più verticale ma orizzontale. Anche i tagli di vendita assumono una connotazione definitiva, assestandosi su 5.000 lire, 10.000 lire e 15.000 lire e si parla da ora in poi di schede URMET (dal nome della società Torinese detentrice del brevetto per la banda magnetica su scheda prepagata). Successivamente compaiono (ma restano meno diffuse) anche schede con un valore di 2.000 lire (in alcuni casi anche 1.000 lire) e con la dicitura omaggio. Queste ultime, più rare delle altre, non avevano indicato il valore corrispondente in denaro, ma solo gli scatti di cui era possibile usufruire.

Le schede di quest’epoca, prodotte quasi esclusivamente dalla ditta Mantegazza di Milano e più raramente ancora dalla Pikappa, presentano un fronte uguale per tutte: una parte superiore bianca a righe nere in cui è indicato il valore facciale, una fascia sottostante blu recante la dicitura “CARTA TELEFONICA”, la data di scadenza e la dicitura “la carta non è rimborsabile”, la banda magnetica nera e infine un’ulteriore fascia bianca con il logo SIP e i codici a barre e numerico della scheda stessa. Le schede presentano un angolo (in alto a sinistra) fustellato e rimovibile che deve essere staccato al momento del primo utilizzo e il logo SIP riprodotto in filigrana su tutto il lato. Da questo momento in poi, sono soprattutto i vari e numerosi cambiamenti del recto delle schede, nonché le varie combinazioni di immagini e valori facciali, a scatenare l’interesse di ditte che utilizzeranno le schede come veicolo pubblicitario e dei collezionisti. Per il Trentino-Alto Adige, le schede sono uguali ma bilingue (italiano e tedesco) in ogni loro parte, sia nel fronte istituzionale che nel retro pubblicitario.

Successivamente, e soprattutto al passaggio di SIP a Telecom Italia (1994), le schede subiranno anch’esse un restyling, concedendo all’immagine pubblicitaria anche la parte superiore del fronte. A cambiare sarà anche la dicitura principale mutata da “CARTA” a “SCHEDA”, inserita in una banda di diverso colore a seconda del taglio: verde per le schede da 1.000 lire, giallo/arancio per le schede da 2.000 lire, rosso per le schede da 5.000 lire, blu per quelle da 10.000 e viola per i tagli da 15.000. La banda magnetica è più corta per poter ospitare a lato il valore facciale. Rimane la banda bianca finale, contenente il logo Telecom, i codici a barre e alfanumerico e, novità, l’indicazione del produttore e la tiratura. Rimane il bilinguismo per le schede commercializzate in Alto Adige.

Evoluzione della Scheda telefonica sarà la Scheda telefonica ricaricabile, introdotta da TIM nel 1994, che svolgerà un ruolo determinante nello sviluppo della telefonia cellulare.

Al passaggio da lira ad euro le schede subiranno poche modifiche sostanziali: sparisce la dicitura “scheda telefonica” (così da lasciare maggiore spazio alla pubblicità sul fronte) e il valore facciale, espresso in euro, è indicato a lato della banda magnetica nei consueti colori.

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